Fenjus's profileVOX CLAMANTISPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
30 agosto, Giornata internazionale degli Scomparsi: la lezione che il mondo non ha saputo apprendereQuando María Victoria Cruz Franco mise al mondo le sue due bambine, non avrebbe mai immaginato che avrebbe trascorso la maggior parte della sua vita a cercarle. Quando El Salvador precipitò in un mortale conflitto interno, Ernestina ed Erlinda avevano solo sette e tre anni. Nel 1982, nel corso di un'operazione militare, i soldati salvadoregni le catturarono e le fecero sparire per sempre. Per prendere parte alla campagna globale contro le sparizioni e aiutare persone come María Victoria e Amina a ottenere giustizia per i propri cari, Amnesty International invita ad aderire all'appello per la ratifica della Convenzione, sul sito www.icaed.org , e a firmare gli appelli on line in favore di Ernestina ed Erlinda Serrano Cruz e Masood Ahmad Janjua.
In questo modo, auspica Amnesty International, i governi saranno sollecitati ad apprendere dai propri errori e a rendere le sparizioni un ricordo del passato. Il rapporto "Pakistan: Denying the Undeniable: Enforced Disappearances in Pakistan" è on line. Tratto da www.amnesty.it
Se la sicurezza diventa un'ossessioneHo letto da qualche parte che è stato inventato un nuovo marchingegno: vai all’aeroporto, ti presenti al controllo, e il marchingegno, quali che siano gli abiti che hai indosso, ti mostra nudo. Ti mostra solo agli addetti al controllo, presumibilmente: non al popolo circostante. A me va bene. Se non mi chiedono di frugare le tasche alla ricerca delle chiavi e della stilografica, di slacciare la cintura, di togliere le scarpe, e di consegnare la crema per la barba, sono contento. Quanto alla nudità, la faccenda non mi sconvolge. Ma, premesso tutto questo, credo che siamo davvero giunti all’ultimo stadio della follia. Alcuni episodi di terrorismo, rari rispetto al numero imponente di voli che si compiono quotidianamente in tutto il mondo, hanno indotto le autorità in qualsiasi Paese del globo a prendere misure preventive sproporzionate. Se si pensa a quante persone sono impiegate nelle operazioni di controllo, al tempo che si perde, se si pensa insomma al costo astronomico dell’operazione, il conto è in perdita. La sicurezza è importante. Ma le misure di sicurezza non possono perseguitare oltre ogni misura. È per la stessa ragione che ho sempre trovato assurda, in un fatto infinitamente meno importante dei controlli aeroportuali, la decisione di numerare tutti i ponti e tutti i viadotti che attraversano tutte le autostrade d’Italia, dalle Alpi alla Sicilia, perché alcuni hanno gettato pietre, alcune volte, sulle automobili di passaggio: la speranza che gli automobilisti, qualora avvenga un lancio di pietre, prendano subito nota del numero del viadotto da cui è avvenuto e telefonino alla polizia, e che la polizia arrivi in tempo per arrestare i ragazzi, è grottesca. So benissimo che posso essere smentito in ogni momento: può esserci un brutto attentato domani, magari sull’aereo nel quale volo io. Ma non è detto che vi saranno sempre terroristi islamici risoluti a uccidere occidentali: al contrario c’è una buona probabilità che i terroristi, constatando l’insuccesso dell’operazione, desistano. È quindi assurdo che continuiamo a spendere tanto tempo e tanto denaro per perquisire coloro che si apprestano all’imbarco sull’aereo, sequestrando forbicine, temperini e altre simili armi micidiali. I terroristi si sono presi gioco delle autorità occidentali inducendole a eseguire ogni giorno, in ogni aeroporto dell’orbe terracqueo, controlli capillari e assurdi. Ora c’è anche la macchina mostra nudi i viaggiatori…non c’è limite al comico. di Piero Ottone I miei 80 anni con don Bosco e Manu Chao"Prendo l'elenco telefonico, lo apro a caso e faccio un numero qualsiasi. -Buongiorno, sono don Gallo. Mi inviterebbe a cena?". Anche stasera, volendo, avrei un pasto caldo. Fossi stato più coerente, nei miei primi 80 anni, mi avrebbero risposto "don Gallo chi?". Non è umiltà pelosa: i preti migliori, quelli che testimoniano Gesù, ogni giorno, non vengono intervistati dai giornali".
Il prete rosso, il prete di strada, il prete no global. Amico dei tossici, delle puttane, dei transessuali. Di Fabrizio (De Andrè), di Vasco (Rossi), di Manu Chao. Uno che ha resistito a cinque cardinali e che adesso arriva a fine carriera senza un cartellino giallo. I suoi primi 80 anni, don Andrea Gallo li ha festeggiati per strada, nel vecchio porto con la sua Comunità di San Benedetto e una marea di artisti.
Su, don Gallo, neanche un'ammonizione?
Neanche una. Siri rideva e mi diceva in genovese: "li hai fatti incavolare di nuovo, quelli di sotto", che poi era tutto l'Arcivescovado. "non perdiamo tempo, Gallu, raccontami le ultime barzellette che girano sul tuo vecchio, rintronato cardinale".
Come ci si sente a 80 anni?
Misci e malpigiae, poveri e malpresi. Ho lo stomaco a pezzi, mi rimangono solo i miei toscani, che fumo come fossi uno dei miei tossici.
Nell'atrio della Comunità (in attesa del cronista) c'erano tre travestiti...
E allora? Vendono la loro prestazione e vendere non è reato. Per me, fa più male chi compra di chi offre. Siamo in una società postcristiana: omosessuali, prostitute, drogati non impediscono ai cristiani di essere coerenti. Anzi li stimolano.
Moderato, mai?
Rivendico il sacrosanto diritto di dire di no a una qualsiasi autorità religiosa, scientifica, filosofica ed artistica. Del resto me lo dissero subito che non sarei diventato papa.
Quando?
Vengo da don Bosco, come Bertone (Tarcisio, attuale segretario di Stato vaticano). A 20 anni entro in noviziato e, al congedo, un padre salesiano altissimo, vecchissimo, mi domanda come mi chiamo. Io, pronto: chierico Gallo. Lui, con voce tonante: "Non sarai mai papa, ragazzo. Te l'immagini, papa Gallo? Sarebbe un gran disdoro per la chiesa". Non avevo ancora iniziato ed ero già ai margini.
Il suo rapporto più teso è stato quello con Giuseppe Siri, uno che Papa ha rischiato di diventarlo davvero.
E ancora non riesco a spiegarmi quella frase che mi disse al ritorno dal conclave: "Quando si apriranno gli archivi vaticani si saprà che Siri non è tornato sconfitto, ma perdente". Era partito da Genova che lo davano quasi papa, tornò con uno strano sorriso. Come di uno che è stato eletto, ma poi ha rinunciato. Come il mio amico Sergio.
Sergio?
Cofferati. Io sono abituato a dire le cose semplicemente e in faccia. Per esempio ho detto all'allora leader sindacale che se il servizio d'ordine della Cgil fosse stato lì a fare da cordone non ci sarebbero stati gli scontri del G8 e tutto ciò che ne è seguito.
A proposito di G8: Dionigi Tettamanzi, allora cardinale di Genova, venne attaccato duramente dal centrodestra.
Dopo il G8 suona il telefono: "Don Gallo, sono il cardinale". Io, che avevo ancora male ai piedi: "Eminenza, se ho sbagliato sono pronto a correggere". "Ma guarda che non c'è da corregger neanche una virgola". "E allora, scusi, perché mi chiama?". "Per dirti che sono sommerso da lettere di protesta per le nostre posizioni. Ma sono tutte anonime".
Tettamanzi e Don Gallo, pericolosa coppia di comunisti.
Non scherziamo. A 20 anni ho scelto Gesù. E' Gesù che dice beati i perseguitati dalla giustizia. Amo la chiesa e il mio dissenso è un dono alla mia chiesa. A proposito di Tettamanzi, un giorno mi chiese. "Preghi?". Risposi: "Certo, e tra le preghiere ci metto i primi dodici articoli della Costituzione". L'antifascismo non è un optional per un credente.
Si sente ribelle?
Un anarchico. La chiesa oggi è come una grande azienda. C'è un team di ricerca e, ogni tanto, un paio di ricercatori hanno un'idea nuova. Li premiano? Macché, li cacciano fuori a pedate. O li emarginano.
A ottant'anni, che bilancio fa?
Ho un solo rammarico: avrei voluto essere un cristiano più coerente. Adesso abbiamo dieci comunità, in un appartamento in città ospitiamo sei nigeriane uscite dal racket della prostituzione. Perché solo sei e non seicento? Perchè solo dieci comunità e non mille? L'obbedienza non è più una virtù, diceva don Milani. Ma ora anche la mia coerenza vacilla.
C'è chi è messo peggio.
Vuol dire il mio vecchio amico Walter Veltroni e la sua scelta scellerata di andare da solo? O mio fratello Fausto Bertinotti e il disastro elettorale della Sinistra Arcobaleno? Oppure si riferiva a Ratzinger?
Su cosa è incoerente, il Santo Padre?
Sul cavaliere. Finalmente l'ha capito pure Veltroni che Berlusconi non può essere l'uomo del dialogo. Ora basta che se ne accorga anche Ratzinger e, magari prima dei miei novant'anni, possiamo augurarci un Paese libero. Numero di assassinii in calo e più basso che in Europa, si muore 2 volte di più sul lavoro e 8 volte di più sulle strade.Gli omicidi in Italia continuano a diminuire. In base ai dati delle fonti ufficiali disponibili elaborati dal Censis, sono passati da 1.042 casi nel 1995 a 818 nel 2000, fino a 663 nel 2006 (-36,4% in 11 anni). Sono molti di più negli altri grandi Paesi europei, dove pure si registra una tendenza alla riduzione: 879 casi in Francia (erano 1.336 nel 1995 e 1.051 nel 2000), 727 casi in Germania (erano 1.373 nel 1995 e 960 nel 2000), 901 casi nel Regno Unito (erano 909 nel 1995 e 1.002 nel 2000).
Anche rispetto alle grandi capitali europee, nelle città italiane si registra un numero minore di omicidi. Nel 2006 a Roma si sono contati 30 casi, quasi come Parigi (29 omicidi, ma erano 102 nel 1995), 33 a Bruxelles, 35 ad Atene, 46 a Madrid, 50 a Berlino, 169 a Londra, che aveva toccato la punta massima (212 omicidi) nel 2003. Piccoli numeri se paragonati alle morti sul lavoro. Nel 2007 sono stati 1.170 i decessi per motivi di lavoro in Italia, di cui 609 in infortuni «stradali», ovvero lungo il tragitto casa-lavoro («in itinere») o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa. L’Italia è di gran lunga il Paese europeo dove si muore di più sul lavoro. Se si escludono gli infortuni in itinere o comunque avvenuti in strada, non rilevati in modo omogeneo da tutti i Paesi europei, si contano 918 casi in Italia, 678 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in questo caso il confronto è riferito al 2005). I numeri crescono ancora se si considerano le vittime degli incidenti stradali. Nel 2006 in Italia i decessi sulle strade sono stati 5.669, più che in Paesi anche più popolosi del nostro: Regno Unito (3.297), Francia (4.709) e Germania (5.091). Gli altri Paesi hanno fatto meglio di noi negli interventi tesi a ridurre i decessi sulle strade. Nel 1995 la Germania era «maglia nera» in Europa, con 9.454 morti in incidenti stradali, ridotti a 7.503 già nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali. Nel 1995 in Francia i morti sulle strade erano 8.892, ridotti a 8.079 nel 2000, per poi diminuire ancora ai livelli attuali. La riduzione in Italia c’è stata (i morti erano 7.020 nel 1995, 6.649 nel 2000, fino agli attuali 5.669), ma non in maniera così rapida, tanto da diventare il Paese europeo in cui è più rischioso spostarsi sulle strade. Si muore di più, dunque, durante le attività ordinarie che non a causa della criminalità o di episodi violenti. I morti sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati, i decessi sulle strade 8 volte più degli omicidi. Tuttavia, gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sulla dimensione della sicurezza rispetto ai fenomeni di criminalità. «Gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti», osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commentando i dati. «Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così». Comunicato stampa Censis www.censis.it
Olimpiadi 2008: le promesse mancate della Cina. Eredità positiva dei Giochi a rischio, denuncia Amnesty InternationalIn un nuovo rapporto diffuso a Hong Kong a dieci giorni dall'inizio delle Olimpiadi di Pechino 2008, Amnesty International ha dichiarato che la Cina è venuta meno alle promesse di migliorare la situazione dei diritti umani, tradendo in questo modo i valori fondamentali dell'Olimpismo. "Continuando a perseguitare e punire chi parla in favore dei diritti umani, le autorità cinesi hanno perso di vista le promesse fatte sette anni fa, al momento dell'assegnazione dei Giochi" - ha affermato Roseanne Rife, vicedirettrice del Programma Asia e Pacifico di Amnesty International. "Il governo di Pechino sta gettando un'ombra sull'eredità delle Olimpiadi. Chiediamo la liberazione di tutti gli attivisti in carcere, piena libertà d'informazione per la stampa estera e nazionale e ulteriori progressi verso l'eliminazione della pena di morte". Il rapporto di Amnesty International, "Conto alla rovescia verso le Olimpiadi: le promesse mancate", valuta il comportamento delle autorità cinesi in quattro aree strettamente collegate ai valori fondamentali dell'Olimpismo: la persecuzione degli attivisti per i diritti umani, la detenzione senza processo, la censura e la pena di morte. In questi ultimi mesi, la situazione dei diritti umani è peggiorata nella maggior parte di queste aree. Nel periodo che ha preceduto i Giochi, le autorità cinesi hanno imprigionato, posto agli arresti domiciliari o allontanato a forza chi avrebbe potuto minacciare l'immagine di "stabilità" e "armonia" che intendono presentare al mondo. Secondo Amnesty International, gli attivisti e i giornalisti locali che si occupano di diritti umani rischieranno in modo particolare di subire persecuzioni durante lo svolgimento dei Giochi. Il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha recentemente sostenuto che, grazie alla propria diplomazia silenziosa, il Cio è riuscito a ottenere varie riforme nel campo dei diritti umani, come le nuove norme sulla stampa estera. "Apprezziamo il fatto che il Cio abbia riconosciuto di avere un ruolo sui diritti umani ma, data la situazione attuale, ci sorprende la sua fiducia nel fatto che la stampa estera potrà riferire liberamente e che non ci sarà censura su Internet" - ha commentato Rife. "Ora ci aspettiamo che il Cio si esprima, quando le autorità cinesi violano i principi olimpici nel loro complesso". "I leader mondiali che assisteranno ai Giochi dovranno prendere pubblicamente posizione in favore dei diritti umani in Cina e appoggiare l'azione degli attivisti per i diritti umani. Se non lo faranno, manderanno al mondo il messaggio che è accettabile che un governo ospiti i Giochi olimpici in un'atmosfera di repressione e persecuzione". Principali contenuti del rapporto di Amnesty International Le autorità cinesi hanno esteso l'uso di forme punitive di detenzione amministrativa, tra cui la "rieducazione attraverso il lavoro" e la "riabilitazione forzata dalla droga", per "ripulire" Pechino prima dell'inizio delle Olimpiadi e tenere alla larga gli attivisti per tutta la durata dei Giochi. La pena di morte resta prevista per 68 reati, compresi crimini di natura economica o connessi alla droga che non comportano il ricorso alla violenza. Nonostante dichiarino che il numero delle esecuzioni è diminuito da quando la Corte suprema del popolo ha ripristinato il suo potere di revisione delle condanne a morte, le autorità cinesi continuano a non pubblicare alcun dato sulla pena capitale. Liu Jie, un'attivista per il diritto alla terra, sta scontando un periodo di 18 mesi di "rieducazione attraverso il lavoro" nella provincia dell'Heilongjiang (Cina nord-orientale); secondo fonti locali, è stata sottoposta a violenze fisiche per aver lanciato una campagna in favore di riforme politiche e legali, tra cui l'abolizione della stessa "rieducazione attraverso il lavoro". A giugno, la polizia ha arrestato l'attivista per i diritti umani del Sichuan, Huang Qi, con l'accusa di "essere entrato illegalmente in possesso di segreti di Stato". Huang stava fornendo assistenza legale alle famiglie di cinque alunni morti a seguito del crollo di una scuola elementare nel terremoto di maggio. Nel 2001, quando la Cina ottenne l'assegnazione delle Olimpiadi del 2008, Wang Wei, Segretario generale del Comitato promotore di Pechino 2008, affermò: "Garantiremo completa libertà d'informazione ai giornalisti che verranno in Cina. Abbiamo fiducia nel fatto che i Giochi non solo promuoveranno la nostra economia ma miglioreranno tutte le condizioni sociali, compresa l'educazione, la salute e i diritti umani". Birmania, tre mesi dopoA tre mesi da quando il terribile ciclone Nargis ha devastato il paese, i bambini birmani e le loro famiglie hanno ancora bisogno dell’assistenza internazionale per poter ricostruire le loro vite. In un dossier lanciato oggi, Save the Children individua le aree d’intervento prioritarie ed esorta i donatori internazionali ad elargire ulteriori fondi per consentire a centinaia di migliaia di bambini birmani e alle loro famiglie di poter ricostruire la loro vita. |
|
|